16 febbraio 2026
L’Università di Torino sperimenta l’IA nei musei con due progetti: un avatar di Vittorio Alfieri che dialoga usando fonti controllate e il robot Pepper che si muove e interagisce nello spazio. Obiettivo: visite più coinvolgenti, con attenzione a sicurezza ed errori
20 gennaio 2026
Gli esoscheletri, robot indossabili che supportano o potenziano il movimento, stanno passando dai laboratori a lavoro e sanità. L’IA interpreta postura e intenzione motoria tramite sensori e adatta l’assistenza in tempo reale, migliorando sicurezza e fluidità ma aprendo anche questioni etiche e organizzative
Abstract del Volume
Questo volume de "I Saggi di Lexia" esplora in modo innovativo il rapporto tra volto, anziani e tecnologia, adottando uno sguardo interdisciplinare che unisce semiotica, neuroscienze, design e studi sociali. Indaga come il volto anziano diventi crocevia simbolico tra memoria, identità e media digitali e come le tecnologie — dall’Intelligenza Artificiale ai nuovi ambienti interattivi — possano valorizzare l’esperienza dell’invecchiamento, contrastando stereotipi e promuovendo nuove forme di relazione e narrazione.
Abstract Special Issue della rivista:
The special issue frames scientific reflections within the ambivalent horizon of “smart” technologies: AI, XR and IoT are portrayed as powerful enablers of immersive simulation, real-time analysis and personalised learning, yet never as socially innocent devices. Innovation is treated as socially constructed and embedded in asymmetrical distributions of resources, competences and voice; consequently, the digital turn in environmental education may reproduce—if not intensify—pre-existing inequalities. The editorial thus calls for a rigorously sociological gaze capable of linking technical affordances to power relations, infrastructural materiality and the politics of knowledge.
The guest editors Norberto Albano, Sandro Brignone, and Carmine Urciuoli outline an eco-humanistic paradigm intended to govern technological ambivalence under conditions of planetary crisis. They situate environmental education at the crossroads of sustainability agendas and social justice, arguing that advanced technologies can broaden access and foster ecological awareness only if coupled with critical literacy, institutional safeguards, and a rights-based orientation. The overarching claim is that sustainability is not an external constraint to be appended to technology, but an emergent property of socio-technical systems shaped by governance, design choices and collective responsibility.
Within this architecture, the interview with David J. Gunkel functions as a conceptual hinge rather than a mere closing dialogue. By urging readers to move beyond inherited dichotomies—subject/object, anthropomorphism/determinism—Gunkel reframes AI as a philosophical and political problem of categories, accountability and relational ontology. The resulting pedagogy is one of disciplined problematisation: educating with and about AI entails making assumptions explicit, recognising uncertainty, and re-designing the dialogue between engineering and the social sciences so that ethical and ecological stakes are addressed upstream, not retrofitted downstream.
Pubblicato nel 1892, Travels amongst the great Andes of the Equator si configura come un’opera interdisciplinare, in cui convergono in modo sorprendentemente moderno le principali famiglie del sapere scientifico. Le scienze della Terra – dalla geografia fisica alla geologia, dalla glaciologia alla meteorologia – forniscono la struttura portante del racconto, fondato su osservazioni altimetriche, descrizioni del paesaggio vulcanico e analisi del clima andino. Accanto a esse, le scienze della vita offrono una prospettiva biologica ed ecologica sull’ambiente di alta quota: Whymper osserva con metodo naturalistico la flora e la fauna delle Ande, studia gli effetti fisiologici dell’altitudine sull’organismo umano e registra le dinamiche degli ecosistemi montani. Ma l’aspetto più originale dell’opera risiede forse nell’ampio spazio riservato alle scienze umane: le descrizioni delle popolazioni indigene, dei costumi e delle strutture sociali restituiscono un affresco etnografico di grande valore, che arricchisce il testo di significati storici, sociologici e antropologici. In questo intreccio tra scienze fisiche, biologiche e umanistiche, il libro di Whymper rappresenta un modello di approccio integrato alla conoscenza dell’ambiente, capace di cogliere le relazioni profonde tra natura e cultura. Un’opera che, riletta oggi, parla non solo al passato dell’esplorazione scientifica, ma anche alle sfide presenti e future dell’educazione ambientale. [dalla presentazione del volume]
“Una persona sovrappeso dovrebbe evitare di postare le sue foto sui social in costume da bagno”; “Se qualcuno riceve un meme su un suo difetto fisico, non se la deve prendere, è soltanto un meme”. Ancora: “Offendere un compagno/a via Internet per come si veste è sicuramente meno grave che farlo di persona”. Queste sono alcune delle affermazioni utilizzate nell’indagine empirica presentata nel volume, condotta su un esteso campione di adolescenti in Italia e in Romania per rilevare la loro propensione al body shaming online.
I comportamenti di prevaricazione messi in atto attraverso insulti, prese in giro o umiliazioni – nel mondo fisico e nel mondo virtuale – sono oggetto nel testo di analisi sociologiche, pedagogiche, psicologiche, semiotiche, mediologiche, e di riflessioni di insegnanti e funzionari del sistema scolastico.
Ricerca curata dal Laboratorio di simulazione del comportamento e robotica educativa “Luciano Gallino” dell’Università di Torino e promossa e finanziata dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione della stessa Università.
Abstract. This work presents an aspect of interaction between children and robots, focusing on how the social robot Nao can “embody” concepts by activating words and images, in pursuit of “embodied semantics”. Teachers or educators construct a knowledge base that children explore by interacting with Nao, learning through a playful-educational process that incorporates multiple languages. Thus, the social robot becomes a tool for mediating knowledge. The applications can be adapted to various disciplines and cultural contexts, supporting the educational needs of users. The experience unfolds in two phases. The first involves training the robot: the educator creates a knowledge base, presenting and having Nao memorize cards containing images or words, and then enriching them with metadata. In the second phase, children directly interact with the social robot using the previously prepared cards. Through artificial vision and dynamic communication, Nao responds, elucidates the meaning, and “brings to life” the displayed concepts, facilitating their learning.
Abstract. Il mondo della scuola manifesta timore nei confronti dell’incremento di nuovi sistemi intelligenti e della loro ampia diffusione, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Il dibattito, prevalentemente polemico, sorto in merito al nuovo chatbot ChatGPT, si concentra sulla possibilità che gli alunni ne facciano un uso acritico o fraudolento, per superare i test di valutazione, generando temi e risposte alle domande aperte e traduzioni automatiche. Abbiamo già studiato l’inserimento della robotica nelle classi della scuola primaria per il potenziamento dei concetti di relazione spazio-temporale (Grimaldi, 2015); ora desideriamo mostrare come esistano forme di utilizzo della robotica e dell’intelligenza artificiale generativa che possano risultare promettenti per l’attività scolastica.
Abstract. Il lavoro muove dal modello di attore sociale EGO, proposto da Luciano Gallino negli anni Ottanta, per arrivare a esplorare e mettere a confronto alcune strategie di ricerca di frontiera, utilizzate per studiare il comportamento sociale. La ricerca si sofferma, in particolare, su tre ambiti di applicazione: la simulazione ad agenti (agent-based model), alcuni processi di intelligenza artificiale (machine learning) e l’impiego di social robot. Se ne presentano i principi teorici e, soprattutto, si ragiona sui metodi declinandone le tecniche a casi concreti.
C come crisi, economica ed ecologica: due facce della crisi del capitalismo. Un'analisi ampia, articolata e documentata delle varie forme di insostenibilità di una intera civiltà.
La Grande crisi globale iniziata nel 2007 non ha nulla di naturale; piuttosto, è dipesa dalla risposta sbagliata al rallentamento dell’economia. Luciano Gallino ha condotto un documentato lavoro di spiegazione strutturale delle sue cause che la ricostruisce nei termini di una crisi del capitalismo. Crisi economica e crisi ecologica sono considerate da Gallino le manifestazioni piú appariscenti della crisi del modo di strutturare l’economia, la politica, la cultura e la comunità delle società del pianeta intero, cui egli si riferisce nei termini di una (sola) civiltà-mondo sviluppatasi negli ultimi decenni. Il volume conduce nell’esame di numerose dinamiche concausali, e non solo concomitanti, delle crisi della civiltà-mondo. Sono qui raccolti temi e analisi sviluppati da Luciano Gallino in Finanzcapitalismo (2011), Il colpo di Stato di banche e governi (2013) e Il denaro, il debito e la doppia crisi (2015). La selezione e il coordinamento dei testi sono stati curati da Paola Borgna
Abstract. L’articolo introduce il tema dell’intelligenza artificiale e ne presenta sinteticamente le sue applicazioni e potenzialità nella valutazione in ambito educativo, soffermandosi sull’istruzione universitaria, ove sussiste un elevato livello di dispersione studentesca. Successivamente, illustra un progetto sperimentale (“Progetto Data Lab UniTo 2020”) portato avanti dall’Università di Torino in partnership col CSI Piemonte. Tale lavoro ha inteso costruire un modello di machine learning (ML) in grado di fornire previsioni sugli esiti di carriera degli studenti di alcuni Dipartimenti dell’Ateneo. I dati sono stati raccolti, in forma anonima e riservata, sulla piattaforma “SmartDataPlatform Yucca” del CSI-Piemonte. Lo scopo è di offrire uno strumento efficace ai decision makers, ai vari livelli accademici, utile per effettuare scelte strategiche nei casi di criticità (fuoricorso e abbandono). Si tratta di un progetto ampio e articolato e il presente contributo ne descrive gli aspetti salienti, in riferimento al ML dei corsi di studi di area pedagogica del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione.
Aggiornamento 2023. A conclusione dei lavori sperimentali “DataLab UniTo”, i risultati raggiunti sono stati ulteriormente discussi in sede di Ateneo e si è ritenuto di estendere il progetto, coinvolgendo gradualmente altre Scuole e Dipartimenti dell’Università di Torino (per un totale di circa sessanta CdS). In questo modo è possibile avere una valutazione diffusa sulle traiettorie degli studenti entro i diversi percorsi e predisporre gli opportuni interventi.
I risultati di un progetto che ha sperimentato le potenzialità del nuovo strumento di AI generativa di svolgere una funzione di mediazione tra l’educatore e il robot, riducendo lo scarto tra le modalità d’uso dello strumento e le competenze informatiche richieste per contestualizzarle in proposte didattiche.
Our project aims to improve skills in the area of digital and STEM disciplines for primary and secondary school students, and intends to do so raising awareness about environmental protection and sustainability.
Il progetto ha come obiettivo la sensibilizzazione all'uso sostenibile delle risorse e l'implementazione delle competenze nel settore delle discipline digitali e STEM per le classi della scuola primaria e secondaria. La "Serra Otonga" è stata progettata e implementata attraverso la piattaforma mBlock con l'utilizzo dei minirobot mBot e Codey Rocky.
Una ricerca svolta nell’ambito delle attività del Laboratorio Gallino del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino ha evidenziato criticità nelle competenze spazio-temporali degli alunni di scuola primaria, in seguito alle misure restrittive dovute alla pandemia. Vediamo nel dettaglio
I robot si stanno progressivamente spostando dagli ambienti industriali – dove occupano aree riservate e svolgono compiti ripetitivi – agli spazi pubblici e alle abitazioni private. Diventeranno sempre più compagni quotidiani dell’uomo, affiancando i singoli e le famiglie nella vita di tutti i giorni in attività anche non routinarie. Da un paio di decenni si parla in proposito di robotica sociale. Il libro contiene riflessioni ed esperienze dei più autorevoli esperti italiani ed europei, provenienti da differenti discipline e capaci di fornire lo stato di avanzamento delle ricerche condotte nei più importanti laboratori di robotica. Il lettore viene posto in un osservatorio privilegiato – sensibile ai divari digitali e soprattutto alla forte interconnessione tra noi umani, tra gli stessi robot, e tra noi e loro – e viene dunque accompagnato a conoscere e insegnare come vivere e sopravvivere nella società dei robot.
17 maggio 2021
Abstract. The proposal is based on considering the robot (social and educational) as a medium; in this way and through it, we could be in relationship with the environment. Particularly, we want to concentrate on the robotic vision and how it could be useful as mediator in emergency contexts, such as current pandemic COVID-19. We hypothesize that the human-robotics relationship can allow the co- built of several visual, social, performative, and meaningful experiences. The paper aims to highlight the theoretical framework and some empirical and heuristic guidelines to use educative robots in this modality, as a methodology to enhance visual, expressive and communicative competences.
I risultati di una sperimentazione condotta dal CSI Piemonte sullo sviluppo delle competenze digitali nella scuola primaria
Il Laboratorio di simulazione del comportamento e robotica educativa “Luciano Gallino” (Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione, Università di Torino) ha sperimentato un’intervista nella quale Pepper raccoglie dati durante un protocollo di anamnesi svolto prima della somministrazione del vaccino anti-Covid-19
Il robot diventerà davvero capace di solidarietà con gli esseri umani o sarà soltanto la nostra immaginazione e la nostra capacità di ‘percepire’ la loro vicinanza e partecipazione alla nostra vita a farceli vedere così, come nei film? La sensazione è che ciò che il cinema anticipa si possa effettivamente avverare.
I social robot sono strumenti dotati di un’intelligenza artificiale incarnata, capaci di raccogliere, produrre e analizzare dati dalla realtà circostante (anche attraverso big data) e interagire con essa. Progettati per relazionarsi con l’uomo nel modo più naturale possibile, esibiscono comportamenti sociali per raggiungere risultati in diversi campi, tra cui l’educazione e la cura...
Quarantacinque anni di lavoro accademico – ripercorsi in una corposa Introduzione – sono condensati in questo libro, plasmato dall’intreccio di metodi quantitativi e qualitativi che interagiscono tra di loro (mixed methods), guidati da un modello di attore sociale, pensato e progettato da Luciano Gallino negli anni Ottanta.
Libro in Open Access alla pagina dell'Editore
S. Brignone, L. Denicolai, R. Grimaldi, S. Palmieri, S. Ambrosio, V. Fabris
Roma, Aracne, 2019
Negli ultimi anni le scienze sociali hanno mostrato un crescente interesse riguardo al fenomeno della produzione di dati. L’espansione del fenomeno conferma la necessità di un approccio critico all’uso dei Big Data, portando l’attenzione sui rischi che si possono incorrere rilasciando dati personali. Il volume offre una riflessione sul valore che viene attribuito ai dati che quotidianamente lasciamo in rete, presentando una ricerca volta a indagare la percezione di tale valore da parte di giovani studenti universitari italiani, rumeni e spagnoli. Si propone di dare conto del valore (in euro) che gli studenti universitari riferiscono ai propri dati, in relazione alle loro preferenze politiche, religiose, sessuali, sportive, alimentari, della moda, del tempo libero e automobilistiche. L’elemento che emerge con maggiore evidenza mostra come più di metà del campione ritenga (almeno in una delle preferenze) che i propri dati non abbiano valore. Inoltre, più del 50% del campione attribuisce valore zero ai servizi ricevuti in cambio delle proprie preferenze lasciate in rete. In base al possesso di strumenti digitali e alle attività svolte si sono quindi elaborati quattro tipi di studenti: quiet, effective, collector, smart